Dal 21 giugno al 21 luglio Archiproducts Milano ospita Emilio Nanni e il suo nuovo ciclo di lavori

 

Una sorta di lotta estenuante su due livelli diversi, una forma di dualismo che per me rappresenta una risorsa necessaria e un travaso di stimoli e pulsioni a cui attingere. Credo di avere la fortuna di poter percorrere entrambe queste strade, con la consapevolezza di non sapere se si tratti di “Arte” o di “Design”, ma che rappresentano la mia vita”.

Con questi presupposti, negli spazi di Archiproducts Milano dal 21 Giugno al 21 Luglio 2017, il designer Emilio Nanni presenterà per la prima volta il suo nuovo ciclo di lavori dal nome “Strange perspectives”. Basato sulla ricerca del segno ed una figurazione rarefatta, in bilico tra illustrazione e grafismo, tutti i lavori presentati sono disegnati con un segno nero a tempera, china e altro e realizzati su diversi tipi di carte provenienti prevalentemente da antichi testi del 700 e pagine di vecchi romanzi. A rappresentare la parte strettamente relativa al design, una selezione di prodotti disegnati per Billiani, Cyrcus, Saba, Pianca, Zanotta, che rappresentano una sintesi del suo lavoro da designer.

 

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Mi è capitato spesso di analizzare e dibattere sul rapporto tra arte e design. Di chiedermi se questi due mondi contigui possano avere dei punti oggettivi di comunione, in un dibattito complesso perché ogni ambito è carico di una specificità in evoluzione continua. E sono giunto alla parziale conclusione che a questa domanda è vano tentare di dare una risposta definitiva, soprattutto perché entrambi tendono costantemente ad una rielaborazione dei propri canoni in evoluzione parallela alla contemporaneità.

Posso solo testimoniare come vivo queste due condizioni di arte e design, territori contigui che superficialmente possono apparire somiglianti, provando de facto che i due emisferi possiedono ognuno delle specifiche peculiarità che portano a oggettive differenze. Il Design si basa sulla serialità produttiva dell’oggetto, è ideato dal designer ed è realizzato dall’azienda, dando forma al prodotto. L’Arte è unicità dell’opera e non assolve nessuna funzione.

Azienda e designer formano un binomio imprescindibile nel sostanziare il concetto di “Design”, da qui la definizione completa di industrial design: l’idea/progetto diviene condivisione con l’iter produttivo rappresentato dall’azienda che raffigura una forma di organizzazione sociale finalizzata ad elaborare il “prodotto”, dal know-how al marketing, e a definire e consolidare una propria identità di brand sul mercato, parallela ma congiunta a quella del designer, la quale attraverso il prodotto, che è appunto il risultato derivante dall’idea primigenia del designer, è orientata al raggiungimento di imprescindibili livelli di risultato: riconoscibilità, competitività e compimento del profitto tramite la serialità produttiva. Altro capitolo rilevante che stabilisce una differenza effettiva tra Arte e Design è la Funzione: si è spesso indagato sul paradigma fondamentale del binomio forma/funzione.

Il design porta in sé il compimento di una funzione: oggetto di continue rivisitazioni ed elaborazioni formali che ne fanno il punto cardine del lavoro del designer, ha lo scopo ultimo di restituire una sorta di rispecchiamento della cifra della contemporaneità percepita.

Di contro c’è la dimensione Arte, per definizione legata all’unicità e originalità dell’opera. È l’artista stesso che compie l’opera in un suo percorso spesso solitario. Alla base del fare arte esiste la ricerca di una misura esistenziale ed estetica che percorre vari livelli di introspezione e le trame dell’animo umano, senza sapere esattamente i motivi di tale urgenza. E’ una sorta di emergenza che l’artista sente e cerca di riconsegnare attraverso l’opera la sua esperienza espressiva, senza che questa assolva a qualche funzione specifica se non quella di un appagamento emotivo e spirituale.

Ecco dunque perché “Strange perspectives: Arte e Design, indagine su un rapporto estenuante”: una sorta di lotta estenuante su due livelli diversi, una forma di dualismo che per me rappresenta una risorsa necessaria e un travaso di stimoli e pulsioni a cui attingere. Credo di avere la fortuna di poter percorrere entrambe queste strade con la consapevolezza di non sapere se si tratti di Arte o di Design, ma che rappresentano la mia vita.

Negli spazi di Archiproducts dal 21 Giugno al 21 Luglio 2017 presenterò per la prima volta il nuovo ciclo di lavori “Strange perspectives” basato sulla ricerca del segno ed una figurazione rarefatta, in bilico tra illustrazione e grafismo. Tutti i lavori esposti sono realizzati prevalentemente in bianco e nero, tranne qualche lavoro in cui avviene una sperimentazione con il colore. I supporti utilizzati sono prevalentemente carte, provenienti originariamente da vecchie enciclopedie, pagine di romanzi, fotografie e da antichi testi del 700 in uso nei seminari ecclesiali.” Emilio Nanni, Giugno 2017